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Ospitare un Exchange Student proveniente da Nord e Sud America, dall’Europa, dall’Asia e dall’Oceania significa aprirsi a nuovi orizzonti, vivere la quotidianità da una prospettiva nuova e speciale.
Lettere di una mamma ospitante: cosa significa ospitare uno studente straniero
Ospitare uno studente straniero è un’esperienza che spesso parte da una semplice idea. Poi, giorno dopo giorno, diventa qualcosa di molto più profondo.
C’è chi inizia pensando a pochi mesi. E chi si ritrova, senza accorgersene, a costruire un legame che cambia la quotidianità.
In questo articolo vogliamo raccontarti cosa significa davvero ospitare uno studente straniero, attraverso una testimonianza autentica di una famiglia italiana.
💛 Ospitare uno studente straniero: la testimonianza di Erika
Mio marito e io non abbiamo figli.
Avemmo tanto voluto averne, non dico tanti, almeno uno… ma non si può decidere sempre tutto, così lo scorso anno, messi nel cassetto i vecchi sogni, ne abbiamo espresso uno nuovo e iniziato a interessarci per poter ospitare uno studente o una studentessa dall’estero.
Essendo la nostra prima volta ci siamo orientati su esperienze a breve termine. Pensavamo ai tre mesi, così, tanto per vedere come andava.
La studentessa Giapponese che stiamo ospitando da settembre scorso è prevista rientrare in patria a fine anno scolastico, a giugno, noi stiamo desiderando che si fermi il tempo.
Sono più di nove mesi di ospitalità e quello che ci ha fatto cambiare idea, semplicemente, è la scheda di Mahiro.
Leggendo, abbiamo sentito che era la nostra ragazza. Ricordo chiaramente la telefonata con Valeria (Sessini), la responsabile del programma di Mondo Insieme, che in modo carino mi ha fatto notare che si trattava di un anno scolastico, non tre mesi, noi però eravamo fermi nella nostra decisione. Dopo aver letto quello che Mahiro vedeva per la sua esperienza in Italia, abbiamo capito che potevamo farcela, insieme.
Abbiamo compilato un po’ di documenti, lo dico perché è parte dell’esperienza e ci è piaciuto anche fare quello, soprattutto la nostra letterina per lei e la sua famiglia, quella in cui le dicevamo che la avremmo ospitata e che abbiamo un grande meraviglioso cane. Quella in cui abbiamo promesso ai suoi genitori che ci saremmo presi buona cura di lei.
Fatto questo, c’è stata un’attesa di mesi prima del suo effettivo arrivo. Un’attesa in cui abbiamo ridipinto e ridato vita alla cameretta, scritto e ricevuto letterine, fatto videochiamate da e per il Giappone, scelto una scuola che potesse essere giusta per lei (le piace dipingere e le viene pure bene quindi è stato piuttosto facile), partecipato a riunioni con Mondo Insieme, telefonato e scritto alle referenti di Mondo Insieme. Mesi in cui abbiamo sviscerato le preoccupazioni derivanti dall’ospitare una adolescente con un livello di barriera linguistica altissimo, non eravamo mai soli. Le nostre famiglie, gli amici, le referenti di Mondo Insieme erano sempre con noi.
Il giorno in cui è arrivata la ho abbracciata così forte che temevo di averle rotto un paio di costole (a ogni modo, sono assicurati per le spese mediche :)). Quando ha visto il nostro cane dal vivo è trasalita, si vede che in foto e in videochiamata sembrava più piccolo, ma sono diventati immediatamente grandi amici.
Credo che il suo primo pasto a casa nostra sia stato il peggiore, perché non so se si capisce ma eravamo pieni di gioia e tanto emozionati, così abbiamo cucinato male, però tutti gli altri pasti a seguire ci sono venuti da bene a benissimo.
Il primo giorno di scuola è iniziato, invece, malissimo, Mahiro si sentiva spaesata, a disagio. Devo dire che a vedere tutti quegli adolescenti strillanti nell’atrio della scuola eravamo piuttosto spaesati e a disagio anche mio marito e io. Quando siamo andati a riprenderla però l’abbiamo vista scendere le scale con una ragazza (al che siamo andati a nasconderci), sorridevano tutte e due. Mahiro ci ha poi raggiunti dietro alla colonna e ha dichiarato: “Ho un sacco di nuovi amici! Sono popolare!” Spero vi arrivi tutta la nostra gioia di quel momento.
Ci eravamo preparati molto nei mesi prima ma, come dicevo, non si può decidere sempre tutto e ci sono stati degli eventi che non abbiamo messo in conto. Già… c’è stato un lutto, ci ha lasciati il padre di mio marito. Mahiro era qui da poco più di un mese, il livello di comunicazione era ancora basso e noi non volevamo fraintendimenti. Abbiamo chiesto aiuto a Mondo Insieme, così le abbiamo fatto avere un piccolo testo in Giapponese per farle sapere che in quei giorni stavamo attraversando un forte dolore ma che sarebbe andato tutto bene.
A distanza di un mese c’è stato il matrimonio di una coppia di amici, era il suo primo matrimonio in Italia ed è stato celebrato in forma civile, si è divertita moltissimo, credo le sia piaciuto molto il ristorante.
Qualche giorno più tardi è nato il nostro terzo nipote. Mahiro è voluta venire in ospedale con noi appena è nato, noi già la sentivamo parte della famiglia, da ancora prima che arrivasse, queste manifestazioni da parte sua sono state la conferma che lo sente anche lei.
A Natale abbiamo fatto una lunga videochiamata con tutta la nostra famiglia in Italia e tutta la nostra nuova famiglia in Giappone. Mahiro faceva il traduttore ma secondo mio marito non diceva tutto uguale.
Il nostro nuovo nipote è stato battezzato in Chiesa la notte di Pasqua, Mahiro non ha voluto mancare all’occasione nonostante il battesimo fosse proprio la notte di Pasqua, siamo stati in Chiesa dalle 22 all’1. Lei non è neppure cattolica ma era così entusiasta…aveva un vestito e delle scarpe che penso abbia preso per l’occasione (credo che per ispirarsi abbia visto qualche film in cui ci sono italiani in Chiesa), ha seguito tutta la cerimonia, ha sorriso nel momento dello scambio del segno di pace e ha scambiato il segno di pace con tutte le persone della nostra panca, tutta la famiglia, e di quella subito dietro, tutti estranei.
In questi mesi sono accadute molte cose, vorrei raccontarvi per filo e per segno perché non ce n’è una che non sia preziosa ma il racconto sarebbe più lungo del battesimo del nostro nipote.
In questi mesi abbiamo affrontato l’autunno, i primi freddi, il mio ipercontrollo sul fatto che lei indossi sempre i calzini, mio marito che parla un inglese con i verbi tutti a caso che non si capisce mai se sta parlando di qualcosa già accaduto (e quanti anni fa?) o qualcosa che dovremmo fare un indomani.
Abbiamo affrontato l’inverno, i raffreddori, Mahiro che capisce tutto quello che diciamo e inizia a parlare in italiano. Il mio ipercontrollo sul fatto che lei indossi i calzini è rimasto mentre mio marito le parla sempre in italiano.
Stiamo affrontando la primavera, a volte piove, tipo oggi. Spesso c’è il sole, sempre il mio ipercontrollo ma lei giustamente mi dice che è primavera e che le sembro sua madre. Nel frattempo il padre di Mahiro ha espresso il desiderio di vedere una partita di calcio con mio marito…visto che il mondiale ce lo siamo bruciato toccherà aspettare la prossima stagione calcistica prima di riunirci, subito dopo l’estate.
Vi auguro un’esperienza piena di tutto, come la nostra!
🌍 Perché ospitare uno studente straniero è un’esperienza unica
Ospitare uno studente straniero significa molto più che offrire una stanza.
Significa condividere la quotidianità, scoprire una nuova cultura, creare un legame autentico e vivere emozioni vere, ogni giorno.
Non esiste un’esperienza perfetta. Ma esistono esperienze piene, che restano.