• Un Mondo di possibilità

Chiara: il Minnesota mi ha regalato ricordi indelebili

Diventare un’Exchange Student è sempre stato il mio sogno e l’anno scorso si è realizzato.

E’ stato un anno intenso, fin dal primo momento in cui mi sono iscritta a Mondo Insieme. I documenti, la lettera, l’attesa e la curiosità di sapere dove avrei passato l’anno successivo. Poi è arrivata la notizia della famiglia.

I primi messaggi che ci siamo scambiati, l’eccitazione nel cominciare a conoscerli e la voglia di partire subito. E' arrivata la prima chiamata Skype, con le parole messe insieme a fatica per l’emozione, i silenzi imbarazzanti e gli strafalcioni in inglese. Le seguenti chiamate, sempre più lunghe e dove mi sentivo sempre più a mio agio, le battute, le risate e i progetti per l’anno a venire.

E poi è arrivato il momento di preparare tutto, salutare chi mi era stato accanto per diciassette anni e imbarcarmi su un volo verso l’ignoto, ma anche verso un sogno. Quel 24 Agosto, insieme agli altri ragazzi di Mondo Insieme, all’aeroporto c’erano l’emozione e la paura, con la mia valigia pienissima e il cuore che batteva veloce, sono decollata verso l’esperienza che mi ha cambiato la vita.

L’istante in cui sono atterrata è uno dei momenti che mi porterò nel cuore tutta la vita, ancora impresso nella mente a distanza di più di un anno. Su quell’ultimo aereo da Washington D.C. a Minneapolis, guardavo fuori dal finestrino impaziente di atterrare, seppur desiderando di fermare il tempo per godermi veramente ogni istante, prima del vero inizio.

La prima volta che ho visto la mia Host Family, ai piedi della scala mobile, con un cartello che recitava “Welcome Chiara”, ho capito che ero nel posto giusto con le persone giuste. I primi abbracci, le parole che faticavano a venir fuori tra l’emozione e la stanchezza: il primo di una serie di meravigliosi ricordi.

E’ in quel momento che è iniziata la più meravigliosa delle roller coaster: un insieme di mesi che prima che potessi realizzare erano già giunti al termine.

I football games, il pranzo in mensa e le partite di lacrosse sugli spalti con la mia migliore amica. I mille falò nelle sere di primavera ad arrostire marshmallows e cantare High School Musical con le mie amiche, fino all’ultimo giorno. Le giornate alle gare di sci, col freddo ma le risate accompagnate da canzoni come Sweet Caroline, le vacanze tutti insieme in famiglia, il Thanksgiving, la Pasqua con la neve fino al ginocchio e le giornate a casa della nonna.
I martedì a guardare America’s Got Talent tutti assieme e la chiesa la Domenica, attorniata dai bambini che volevano saperne di più della terra lontana chiamata Italia.
Tanti momenti che hanno reso il mio Anno all’Estero speciale, indimenticabile e unico.

A chiunque voglia partire dico di buttarsi, che è un’esperienza unica nella vita.
Io sono cambiata tanto, sono cresciuta e maturata, ho imparato ad essere indipendente e a cavarmela nelle situazioni difficili, a gestire le complessità. Ho capito che tutto si risolve, che non esiste la situazione perfetta, ma siamo noi a renderla tale, che la cosa più importante nella vita è la positività o, come la chiamano gli americani, la positive attitude.

A distanza mesi, posso dire che la cosa più difficile non è stata adattarsi, non è stata la lingua e nemmeno la mancanza di casa: ciò che io ho trovato più difficile è stato dire ciao (che non è un addio) a tutto quello che ho costruito in dieci mesi, perchè in fondo “è più complesso lasciare ciò che hai costruito per una vita per dieci mesi, o ciò che hai costruito per dieci mesi per tutta una vita? ”. Io la risposta la so bene.

Però non è un addio quello alla mia famiglia. Ci sentiamo quasi tutti i giorni, io gli racconto le mie giornate e loro mi scrivono delle loro avventure, ricordiamo i bei momenti e progettiamo quelli futuri. Sì perché il progetto è quello di averli qui in Italia tra due estati, per fargli vedere la mia città e fargli vivere la mia cultura, fargli provare quello che io ho provato per dieci mesi. E io già sogno il momento in cui potrò tornare nel mio amato Minnesota, camminare di nuovo tra i corridoi dell’Armstrong High School e riabbracciare tutte le persone che hanno fatto parte dell’anno che mi ha cambiato la vita.

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