• Soggiorni linguistici

I venti errori più comuni degli italiani quando parlano in inglese

Scritto da Mondo Insieme Giovedì 06 Settembre 2018.

CONOSCERLI PER EVITARLI

I venti errori più comuni degli italiani quando parlano in inglese

A nessuno piace commettere errori buffi quando si parla in lingua straniera. Ma... hai mai pensato al motivo per cui si fanno? Sicuramente esiste una ragione diversa dal semplice non conoscere la lingua bene come la propria lingua madre.

Abbiamo selezionato 20 tra gli errori più comuni così, conoscendoli, puoi evitare con più facilità le situazioni in cui risulti come un italiano che parla “Italinglish” e parlare invece qualcosa di più simile a un vero inglese, o almeno riuscire un po’ a confondere gli altri, che non capiranno subito da dove vieni.

Indubbiamente, il modo migliore per padroneggiare una lingua è tramite un'esperienza di studio o lavoro all'estero, ma questa piccola guida chiarirà i dubbi amletici che affliggono gran parte di noi!

1. Lettera h – Ebbene sì, gli italiani hanno problemi con l’h muta, trovano difficile capire quando e come pronunciarla. Spesso la dimenticano quando serve, così hungry rischia di diventare angry.
2. Parole in th – Anche queste mettono in difficoltà gli italiani, che spesso ne sostituiscono il suono con una t o d dentale. Il suono “th” può essere sonoro o muto, come nel caso di thank, month o youth; sonore sono invece parole come than, this o weather.
3. Il e la – In italiano gli articoli determinativi sono una parte essenziale della frase e gli italiani tendono a aggiungere “the” inutilmente quando parlano.
4. S e Z – Generalmente, quando gli studenti italiani vedono la lettera s più la consonante vocale, come in [sleep], [snack] e [smart], la pronunciano come /z/ ma quando è seguita da una consonante muta come in [stop], [school] e [spoon], la pronunciano come /s/.
5. Ed marcata – Mentre in italiano ogni lettera deve essere pronunciata perfettamente, lo stesso non può essere fatto in inglese. Quindi può succedere che gli italiani pronuncino in maniera troppo marcata ed (includendo il suono della e in ogni parola che finisce in ed) alla fine di una parola (happened, looked...).
6. Fun e Funny – Abbiamo difficoltà a comprendere la differenza tra fun e funny in inglese, pensando siano interscambiabili perchè entrambi si traducono come “divertente”. In inglese però i due hanno un significato leggermente diverso: funny è usato per qualcosa che fa ridere e fun è usato per qualcosa che intrattiene ma non fa necessariamente ridere.
7. Ci sono alcune parole che sono utilizzate frequentemente nell’italiano parlato, le più comuni sono “niente”, “infatti” o “hai ragione”. Gli italiani, a torto, traducono queste parole direttamente, lasciandosi sfuggire nothing e in fact all’interno della conversazione. Una traduzione più accurata di queste parole sarebbe anyway e actually. Per riferire ad un amico che sono d’accordo con lui, gli italiani dicono “hai ragione”, mentre gli inglesi tendono a dire you’re right o that makes sense.
8. La differenza tra  to tell e to say è difficile da comprendere per noi italiani, che usiamo il più semplice “dire”. La frase con l’errore peggiore è: I said him.
9. Doppia negazione – Mentre in italiano la doppia negazione è corretta, in inglese la frase negativa è costruita diversamente (per esempio I don’t know anything about it o I know nothing).
10. Make (e non DO) many mistakes – Questo è un classico errore italiano perché “fare” si traduce sia come make che come do in inglese. Il verbo giusto da usare prima della parola “errore” è to make.
11. Sorry o Excuse me – Sorry vuol dire mi dispiace ed è usato soprattutto per scusarsi con qualcuno; excuse me significa “scusa/scusi/scusate” e serve per avere l’attenzione di qualcuno. Quindi, dire “mi dispiace” agli stranieri non aiuterà a chiamare qualcuno affinchè risponda ad una domanda.
12. Do a photo – no, no e no. Si dice take a photo of someone, senza utilizzare do/make.
13. Go (to) home – Si dice go to work, to the gym, to school, ma mai to home. Semplicemente si deve ricordare di eliminare questa parola extra.
14. Parents o parenti – quanti genitori (parents in inglese) hanno gli italiani? Nella maggior parte delle nazioni, normalmente, le persone ne hanno due… forse si intende dire parenti (relatives in inglese)?
15. Stage o Internship – a meno che non si lavori in un teatro o per un concerto musicale e si sta costruendo il palcoscenico (stage), dove gli attori si esibiranno durante la performance, quello che si sta facendo è un Internship,  un’esperienza lavorativa.
16. Capelli o peli – se si volesse fare un complimento a qualcuno sui capelli, bisogna assicurarsi di dire: “Your hair is beautiful!”, perché hair, capelli, è singolare in inglese. Se si dicesse “Your hairs are beautiful”, si farebbe un complimento ai peli del nostro interlocutore.
17. La vocale o doppia non esiste in lingua italiana, quindi gli italiani leggono parole tipo no e go come avessero singole vocali (per esempio nella frase: “No, I don’t think so”).
18. /R/ e ‘r’ muta – Il suono inglese di r è liscio, mentre quello italiano è più vibrante e accentuato. Si pensi anche alla r dopo una vocale: non va pronunciato in inglese britannico, ma gli italiani spesso lo pronunciano comunque. Parole con /r/: raw, right, wrong, red e parole con la r muta: word, car, father, four.
19. Parole che sembrano le stesse ma che hanno un significato diverso. Ad esempio to pretend che in realtà vuol dire “fingere”, ma è simile all’italiano “pretendere”, tradotto in inglese come demand.
20. Uno degli errori maggiormente commessi dagli studenti italiani consiste nell’aggiungere una vocale alla fine di una parola, quando questa termina con consonante. Spesso una “a” finale: stop(Ə), speak(Ə), snake(Ə), cheese(Ə), Bob(Ə), etc.

Queste sono cose che si imparano col tempo, ma per chi già studia la lingua non è un grosso problema, questi errori si dovrebbero conoscere. Fare errori è naturale, è importante non vergognarsi e buttarsi. Sbagliando si impara, no? Mantenere il proprio accento e continuare a fare alcuni piccoli errori dipendenti dalle proprie origini significa anche trasmettere sé stessi a una nuova cultura e inglobare particolarità di un’altra; un mix perfetto e unico per ognuno di noi!

 

 

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